Parafrasi dè Lo Guarracino

PARAFRASI   DE’   LO   GUARRACINO

(Carlo Muccio)

( I ) Il Guarracino che andava per mare gli venne voglia di sposarsi,

si fece (si confezionò da solo) un bel vestito di schegge e di spine pulito, pulito (più che pulito)

con una parrucca tutta arruffata di nastrini arrotolati (a mo’ di braciola napoletana)

con lo sciabò (davantino, gozzo), scollo e polsini di punto inglese fino, fino (finissimo).

( II ) Con i calzoni di rete di fondo (reti resistenti) scarpe e calze di pelle di Tonno

e mantella e mantellina di alghe e di peli di Bue marino

con bottoni e bottoniera di occhi di Polipo, Seppia e Fiera (Coregone, pesce di lago)

fibbia, spada e fiocchi dipinti di nero di Seppia e fiele di Occhiata.

( III ) Due belle catenelle di polmoni di Conchiglie,

un cappello gallonato (decorato) di codini di Luccio in salamoia.

Tutto amidato (impettito) e ben stirato andava facendo lo spacconcello,

girara di qua e di la per trovarsi la fidanzata.

( IV ) La Sardella (affacciata) al balcone stava suonando il calascione (una sorta di chitarrone)

e a suono di trombetta (con voce squillante) stava cantando questa arietta:

“E larè lo mare e lena (mottozzo, insieme di parole insignificanti) e la figlia della zia Lena

ha lasciato il fidanzato perchè niente le ha regalato”.

( V ) Il Guarracino appena la guardò della Sardella s’innamorò

per cui andò da una Bavosa (pesce viscido e ruffiano), più vecchia maliziosa;

e le diede una lauta mancia per mandarle l’imbasciata (d’amore):

la Bavosa pissi, pissi (zitto, zitto) grasso e tondo (senza giochi di parole) glielo disse.

( VI ) La Sardella appena sentì ciò rossa, rossa diventò (arrossì),

e per la vergogna che si prese sotto uno scoglio si ficcò

ma la vecchia Bavosa subito disse: “Ah schifiltosa!

In questa maniera (così facendo) non troverai un partito, in gola ti resta il marito (te ne resterà perennemente la voglia)”.

( VII ) “Se hai voglia di collocarti (piazzarti, sposarti) tante smorfie (storie) non devi fare,

fuori le ciance e via la timidezza anima e cuore e faccia tosta”

Nell’ascoltare ciò la zia Sardella si affacciò alla finestrella (fece capolino dalla sua tana)

e fece l’occhiolino al desideroso innamoratello.

( VIII ) Ma una Patella (mollusco) che stava appostata (di vedetta) la appellò: ”Faccia tosta,

traditrice, svergognata, senza parola, malnata”

Poiché aveva piantato (lasciato in tronco) l’Alletterato (pesce della famiglia dei tonni con la pelle maculata che sembra avere delle lettere dell’alfabeto disegnato addosso), primo e antico fidanzato,

di carriera (di corsa senza pensarci su un attimo) da costui andò e ogni cosa gli riferì.

( IX ) Quando sentì ciò il poveretto se lo prese (s’infuriò) Farfariello (un diavoletto dantesco),

andò a casa, s’armò di rasoio, si caricò come un mulo

di schioppi (pistole), di spingarde (fucili a canne lunghe), polvere (da sparo), palle (piombi per moschetti), stoppa e schegge (pietre focaie),

quattro pistole e tre baionette si mise in tasca.

( X ) Sulle spalle settanta pistoni (colubrine), ottanta bombe e novanta cannoni (paradosso per dire che si arma di tutto punto)

e come guappo Pallarino (il camorrista napoletano contrapposto ai paladini della giustizia – un’altra interpretazione vuole Pallarino un brigante del napoletano) andava in cerca del Guarracino,

la sfortuna volle a sfavore di quest’ultimo (il Guarracino) che in mezzo alla piazza lo incontra,

lo afferra per il cravattino (colletto, bavero) e poi gli dice: “ Ah malandrino!”

( XI ) “ Tu mi togli (rubi) la fidanzata e beccati queste legnate!”

Tuffete e taffete (come nei fumetti si indica il rumore delle percosse inferte) a milioni, gli dava pacche (schiaffi a mano aperta) e sergozzoni (schiaffi a pugno chiuso),

schiaffi, pugni e percosse, scappellotti, sberle pesanti con annessi e connessi

scapaccioni e ancora pugni più violenti pestandogli ossa e cartilagini.

( XII ) Ritornando a noi (ripigliando il discorso) a tal rumore parenti e amici uscirono fuori (dalle loro tane)

chi con mazze, coltelli e coltellini chi con spade, spadoni e spadette,

alcuni con sbarre, altri con spiedi, chi con mandorle e chi con antrita (noccioline) (paradosso per dire che afferrarono oggetti svariati e occasionali)

chi con tenaglie e chi con martelli, chi con torroni (da l’idea di oggetto duro e contundente) e sosamielli (dolci natalizi a forma di ciambella).

( XIII ) Padri, figli, mariti e mogli s’azzuffarono come fiere (bestie feroci).

A milioni accorrevano in riga a flotte di questa fazione e di quella i pesci tutti.

Quante se ne videro di Sarde e di Alose! Di Palaje (sogliole) e Raje pietrose! (razze chiodate)

Saraghi, Dentici ed Occhiate, Sgombri, Tonni e Alletterati!

( XIV ) Pesci Palombo e Pescatrici (rane pescatrici), Scorfani, Cernie ed Alici,

Mucchie (pastinache), Ricciole, Musdee (motelle) e Mazzoni (ghiozzi), Pesci stella, Lucci e Storioni,

Merluzzi, Vongole e Murene, Capodogli, Orche e Balene

Capitoni, Aguglie e Aringhe, Cefali, Cocci, Tracine e Tinche.

( XV ) Triglie, Torpedini, Trote e Tonni, Fiche di mare, Cepole e Zerro,

Polipi, Seppie e Calamari, Pesci spada e Stelle di mare,

Pesci Palombo e Pesci martello, Boccadoro e Gianchetti,

Capochiodi (seppioline) e Guarracini, Cannolicchi, Ostriche e Ancini (ricci di mare).

( XVI ) Vongole, Cocciole (molluschi) e Patelle (molluschi) Pescecani e Granchietti,

Marvizzi (tordi), Marmore e Bavose, Boghe incinte, vedove e spose,

Spigole, Spondili, Serpenti di mare e Salpe, scalzi, con zoccoli e con le scarpe,

Sconcigli (murici), Gamberi e Aragoste vennero perfino con le diligenze.

( XVII ) Capitoni, Suri, e Anguille, pesci grossi e piccolini,

di ogni ceto e nazione, piccolini, grandi, più grandi, ancora più grandi (insomma di tutte le taglie!)

Quante botte, mamma mia, che si davano, meglio scansarsi!

A centinaia le battate (che si infliggevano)! A milioni le pietrate!

( XVIII ) Morsi e pizzichi (volavano) a bilioni! A diluvio (sta per numerosissimi) i sergozzoni! (schiaffi a pugno chiuso)

Non vi dico (racconto) che vivo fuoco che si faceva per ogni luogo!

Tè, tè, tè (come nei fumetti si indica il rumore di colpi di pistola) qua pistolettate! Tà, tà, tà (come nei fumetti si indica il rumore di colpi di schioppettate) la schioppettate!

Tù, tù, tù (ancora colpi) qua le colubrine! Bù, bù, bù la i cannoni!

( XIX ) Ma di cantare sono già esausto e mi manca ora il fiato,

perciò datami (concedetemi) licenza, grazioso e bel pubblico,

permettetemi di bere una mezza di sei (unità di misura, tre, ossia un bicchierino forse di liquore) alla salute di lui e di lei (del pubblico udente),

perché mi si è seccato il gargarozzo (la gola) svuotandosi il polmone!

PRIMA VERSIONE DE’ LO GUARRACINO

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