‘O Pullecenella dint’ ‘o cuppetiello-Giocattolo musicale

Strumenti-giocattolo che allietavano intere giornate di bambini degli anni ’60.

‘O  PULLECENELLA  DINT’  ‘O CUPPETIELLO

(Carlo Muccio)

“Accattateve ‘o Pullecenella dint’  ‘o cuppetiello ….. comme sona bello ‘o Pullecenella”, così gridava il venditore ambulante che pubblicizzava il suo etnico Pulcinella musicale. Era un omino basso e snello, provvisto di una grossa cesta di vimini poggiata sul petto e sorretta tramite una cintura di cuoio nero ancorata al collo, nella quale giacevano, allineate in bella mostra, le sue marionette-giocattolo musicali. Mi avvicinai e con garbo gli chiesi da quale paese provenisse. Era un uomo affabile ed estroverso per cui immediatamente mi rispose che veniva da Napoli e precisamente da S. Gregorio Armeno, dove si costruiscono i presepi e, senza che gli chiedessi altro, aggiunse che quest’anno, in occasione della festa di S. Paolo, Santo patrono di Aversa, aveva venduto pochi esemplari di Pulcinella. Gli chiesi, ancora, da quanti anni venisse nella mia città per vendere le sue marionette, lui sorridendo e scuotendo la testa rispose che accompagnava suo padre quando era ancora bambino, da circa 40 anni. In mia compagnia c’era mia figlia Viviana di 11 anni, che nonostante non fosse più in età per giocare col Pulcinella, lo acquistai ugualmente, forse perché mi ricordava che quando ero bambino piangevo per far sì che mio padre me lo comprasse e che, purtroppo, poche ore dopo lo avevo bello e smontato per scoprirne l’oscuro meccanismo interno, che ne permetteva il suo funzionamento. Il Pulcinella musicale consta di un cono di cartone sul quale vi è attaccato, con colla vinilica, della carta colorata da regalo, dal quale fuoriesce una testa in terra cotta di un Pulcinella che veste di panno-cencio rigorosamente bianco. La testa del Pulcinella è attaccata da un’estremità ad un filo di ferro zincato passando attraverso il cono di cartone e fuoriuscendo dall’estremità opposta della strettoia inferiore dello stesso cono di cartone, grazie ad un foro praticato. Quest’ultima estremità è piegata su se stessa in modo da essere facilmente impugnata con l’indice e il pollice della mano destra e mossa con movimenti simultanei e cadenzati dal basso verso l’alto e viceversa. In tal modo la piccola marionetta di Pulcinella entra ed esce ripetutamente dal cono facendo sì che essa appaia e scompaia. Nel contempo è possibile suonare, portandola alla bocca, una piccola trombetta di plastica applicata perpendicolarmente sullo stesso cono, la quale emette dei suoni stridenti ed argentini. Questa simbiosi sonora e visiva del Pulcinella, che appare e scompare dal cono di cartone, ha permesso momenti di spensieratezza e ha fatto divertire migliaia di bambini negli anni ’50 e ’60, quando non vi erano ancora questi benedetti giochini elettronici che catturano, incantano e stregano i bambini di oggi.

 

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