La vera storia della Berlina di Gala di Aversa

Storia della storica carrozza di Gala di Aversa attraverso gli anni.

LA  BERLINA  DI GALA  DI  AVERSA

(Carlo Muccio)

Sette mesi e 21 giorni: questo il tempo impiegato per restaurare la celeberrima Berlina di Gala di Aversa. Precisamente dal 4 luglio 1994 al 25 febbraio 1995, presso i laboratori di restauro in Todi (Perugia), l’equipe guidata dalla bravissima restauratrice Jacopella Rughini ha lavorato alacremente per svecchiare la Berlina. La stessa Rughini ha affermato che la carrozza non è stata interessata in precedenza da interventi di restauro, tranne una piccola manutenzione alle ruote. Per le radicali opere di svecchiamento e restauro si è proceduto nel seguente modo: dapprima la vettura è stata ripulita interamente dai notevoli depositi di polveri e sporcizie varie, successivamente si è proceduto chimicamente al consolidamento di tutto il materiale ligneo e, quindi, è stata smontata interamente. E’ stato praticato, altresì, un consolidamento statico del fondo dell’abitacolo rinforzandolo con nuovi assi di legno. In seguito sono stati riposizionati quattro montanti lignei di nuova manifattura, che possono considerarsi i pilastri sui quali è stato ricollegato il tetto. A questo punto, si è proceduto al montaggio degli sportelli laterali della carrozza, nonché del pannello anteriore e posteriore, sempre previo consolidamento e incollaggio. Infine, sono state fissate saldamente le quattro ruote. Nel corso degli anni la Berlina ha subito numerosi danni alla carrozzeria quali: tagli, fessure e asportazioni parziali di parti di legno, pertanto, sono state effettuate sarciture con sapienti innesti di essenze di pioppo, del tutto simili all’originale, ripristinando di seguito i 12 ml di cornici mancanti, mediante intaglio e sagomatura di listelli di legno di noce nazionale. Altra operazione di sapiente arte di restauro è stata eseguita alla copertura di cuoio del tetto dell’abitacolo, costituita da pelle di bufalo, completamente inaridita, screpolata e scolorita dagli agenti atmosferici. Tutto il perimetro della stessa copertura, laddove la pelle originariamente era stata inchiodata alla copertura di legno del tetto, presentava notevoli strappi e numerose macchie di ruggine, a tal uopo, è stata asportata una striscia di pochi centimetri e sostituita, cucendola, con una nuova striscia in cuoio. L’intera copertura, in seguito, è stata riconciata restituendone elasticità e bellezza. Tutta la policromia originale è stata sottoposta a pulitura con speciali solventi volatili onde eliminare l’ossidazione della precedente vernice che opacizzava e alterava la superficie dipinta. Fortunatamente le balestre, protette da uno spesso strato di unto e sporcizia, hanno conservato la doratura per cui è risultato semplice riportarle allo stato originario, mediante pulizia e successiva lucidatura. Sono stati impiegati, poi, ben 60 libretti d’oro sottilissimo in foglie, per un totale di 1500 foglietti applicati su tutte le pareti esterne.La denneggiatissima tappezzeria interna originaria, in seta damascata dei setifici di San Leucio, si è ritenuto opportuno sostituirla radicalmente. Dapprima sono stati imbottiti gli interni di tutti i pannelli, delle portiere, delle basi delle sedute, delle spalliere, dei sedili e del tetto con crine foderandolo con tela Olona e successivamente è stato applicato del velluto in seta rosso montato a capitonnè rifinendolo con cordoncino rosso e oro. Per concludere la radicale opera, su tutta la carrozzeria è stata cosparsa una protezione di gomma lacca mista ad alcool pigmentato con tenui colori all’anilina. Attualmente la Berlina è ospitata presso una sala al piano terra della Scuola di Formazione e Aggiornamento della Polizia Penitenziaria di Aversa sita in Piazza Trieste e Trento, facente parte dell’edificio dell’ex Cavallerizza borbonica, sorta sulle strutture del Castello Aragonese (Castello di Rainulfo). La carrozza risale al XVIII secolo e fu portata via da Aversa nel 1947 a seguito di una decisione del Consiglio comunale presieduta dall’allora Sindaco Gennaro Fiordaliso. Fu affidata alla custodia e alle cure della Soprintendenza ai Monumenti della Provincia che la collocò, dapprima, presso il museo di S. Martino a Napoli e poi nell’ultima arcata di sinistra della Reggia vanvitelliana di Caserta, con una breve sosta tra le mura del monastero di San Biagio in Aversa. La stupefacente Berlina pare fu acquistata nei primi anni del ‘700 da una famiglia nobile napoletana e donata al Comune di Aversa; essa era utilizzata per trasportare le autorità municipali nelle feste religiose e civili secondo le norme del cerimoniale, conservate nell’archivio dello stesso Comune di Aversa. Lo stemma della nobile famiglia napoletana, che la donò al Comune, si trova tuttora intagliato e dorato sul sedile del cocchiere della stessa carrozza. Una tradizione attribuisce la vettura al Re Carlo di Borbone che la donò al Municipio di Aversa. Originariamente la Berlina era decorata con ben 8 pannelli in metallo; nel riquadro anteriore si potevano ammirare due giovani musicisti di cui uno suonava il flauto e l’altro raccoglieva un tamburello. Sullo sportello di sinistra vi era una donna appoggiata ad un tripode affiancata da un pappagallo su un trespolo. Gli altri riquadri, di cui si ricorda ben poco, rappresentavano figure femminili o maschili in svariate pose. Nella parte antistante, difronte al sedile del cocchiere si può ancora ammirare un rosone con un’aquila che reca nel becco un ramo di quercia, simbolo di potenza. Nella parte posteriore, invece, vi è un rozzo scudo ovale in legno provvisto del simbolo di Aversa: il Gallo normanno. Probabilmente tale stemma fu sistemato in un secondo momento, forse all’epoca dell’acquisto della carrozza. Nel 1948 furono rubate le maniglie delle portiere e le borchie d’arresto dei mozzi, tutte in argento, purtroppo mai più ritrovate. Il 13 Gennaio del 2003, finalmente, la Berlina di Gala è tornata a casa, dopo oltre mezzo secolo di forzato esilio, accolta dal senatore Pasquale Giuliano, dall’allora assessore al turismo e spettacolo, Rosario Ippone, dalla soprintendente Giovanna Petrenga, da vari giornalisti e dagli stessi allievi della Scuola Penitenziaria, con la speranza che mai più sia allontanata dalla sua amata città di Aversa.

Aversa 31-12-2005

 

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