La storia del Guarracino

LA   STORIA   DEL GUARRACINO

(Carlo Muccio)

Uno dei brani a cui sono molto legato è la storia del Guarracino, piccolo pesce del mare Mediterraneo. Sebbene siano stati effettuati numerosi studi, da parte di storici della canzone Partenopea, non è stato possibile risalire all’autore, come d’altronde per la data assegnata: 1768, non vi è alcuna certezza. Di sicuro si può affermare che l’autore del testo doveva essere un ottimo intenditore della fauna marina nonché, un eccellente romanziere. Ogni qualvolta eseguo il brano in pubblico, mi accorgo che l’ascoltatore prova un certo interesse per la storia trattata, purtroppo, la veloce esecuzione e l’antico dialetto non rende del tutto chiaro l’avvicendarsi dei fatti trattati, per cui desidero raccontarvi, sommariamente, lo svolgimento degli stessi sotto forma di storiella. “C’era una volta un piccolo pesce di colore verde scuro chiamato: Guarracino, che un giorno decise di prendere moglie, per cui ritenne opportuno vestirsi elegantissimo confezionandosi un abito con oggetti presi a prestito qua e la sul fondo marino. I pantaloni li creò con rete di fondo, le scarpe e le calze le ricavò dalla pelle del Tonno, la caratteristica sciammeria la ottenne dalle alghe e dai peli del Bue marino, mentre per quanto riguarda i bottoni utilizzò gli occhi del Polipo, della Seppia e della Fiera e per ultimo pose sul suo capo una singolare parrucca provvista di lunghi peli irti. Tutto impomatato e stirato (posema e stiratiello) se ne andò in giro lungo la scogliera alla ricerca della propria futura moglie. S’imbattè, innamorandosi perdutamente, in una bella Sardella che stava affacciata al balcone della sua casa suonando tristemente il calascione, una sorta di panciuto chitarrone. Non avendo il coraggio di manifestare i propri sentimenti, si rivolse  alla Bavosa, pesce viscido e ruffiano. La Bavosa, dietro lauta mancia, riferì l’imbasciata d’amore alla Sardella, la quale da principio imbarazzata si nascose sotto uno scoglio, successivamente però, redarguita dalla stessa Bavosa si affacciò alla finestra facendo gli occhi dolci al Guarracino. Una Padella, appiattata su uno scoglio poco distante, dopo aver assistito alla scena andò di corsa a riferire l’accaduto all’ex fidanzato della Sardella: l’Alletterato, il quale essendo sempre innamorato e gelosissimo della sua bella, si armò di tutto punto e partì alla ricerca del Guarracino. Scovò in piazza lo sventurato e lo afferrò con il “cravattino” scuotendolo violentemente; a questo punto i due contendenti iniziarono a darsi botte da orbi (mazzate ‘a cecate). A tale confusione si formarono due fazioni di pesci: chi a favore del Guarracino, chi per l’Alletterato. Ne venne fuori una cruenta battaglia alla quale presero parte circa una ottantina di specie di pesci e molluschi presenti nel “Mare nostrum” verso la fine dell’ottocento e oggi quasi del tutto scomparsi per effetto dell’inquinamento marino. La canzone termina con il commiato del cantastorie il quale chiede il permesso di assentarsi per essersi prosciugata la gola e per essere rimasto senza fiato nei polmoni! Tale brano mi fa pensare ad un grande poema: l’Iliade, scritto millenni prima, ove Elena di Troia rappresenta la Sardella, mentre lo Guarracino e l’Alletterato possono benissimo paragonarsi rispettivamente a Paride e al Re Menelao e per concludere le due fazioni di pesci in lotta tra loro agli Achei e ai Troiani …… non vi sembra forse appropriato il paradosso?

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