Cos’è una chitarra battente!?

PERSONALE  DESCRIZIONE  DELLA  CHITARRA  BATTENTE

(Carlo Muccio)

La chitarra battente è da ritenersi una tipica e singolare chitarra etnica, oggi diffusa quasi esclusivamente nell’Italia meridionale e principalmente: a) in Campania nell’area sud del salernitano (Cilento, Vallo di Diano e Valle del Sele), b) in Calabria a ridosso tra le province di Catanzaro e Cosenza, tra il Mare Jonio e la Sila, c) nelle Puglie nell’area garganica, esclusivamente nei territori in provincia di Foggia. Le caratteristiche organologiche che la distinguono sono esclusivamente tre: corde dello stesso spessore, assenza di tastiera e spezzatura, anche se la morfologia dello strumento consta di numerose e tipiche caratteristiche di seguito descritte. La forma della cassa è sinteticamente riconducibile ad un 8 costituito da due cerchi sovrapposti aventi pressappoco lo stesso diametro. Il fondo può essere sia piatto che bombato. In genere il fondo bombato, tipicamente calabrese, è il più adottato, mentre quello piatto viene utilizzato solitamente in Campania nelle produzioni più recenti. Le battenti a fondo piatto sono costituite da due facce simmetriche-speculari contrapposte tra loro, ricavate da una stessa tavola, soventemente sono realizzate con un’unica tavola in legno tenero. Le battenti a fondo bombato, invece, constano di doghe affiancate in genere in numero dispari per le chitarre calabresi e in numero pari per quelle di origine cilentana. Le doghe sono assemblate con legni di tinte diverse alternate in modo da creare un singolare motivo cromatico, intuibilmente un superiore numero di doghe nel fondo conferisce allo strumento un maggiore pregio. La cassa può essere realizzata da un’unica fascia alquanto alta oppure costituita da due o più fasce affiancate in essenza di palissandro, pioppo, castagno o acero. Non frequentemente al centro delle due fasce, nella parte concava, si possono trovare praticati uno o più forellini detti orecchie (recchie), che secondo alcuni costruttori hanno la funzione di migliorare l’acustica dello strumento e per offrire all’esecutore un suono più diretto, secondo altri ricercatori, tali forellini non sono altro che i segni lasciati dai chiodi inseriti in fase costruttiva per tenere salde e ben bloccate le fasce alle controforme laterali, anche se si tratta solo di un’ipotesi. La tavola armonica, come per il fondo, è costituita da due facce simmetriche-speculari contrapposte tra loro, ricavate da una medesima tavola in legno di pioppo o abete rosso, nonchè provvista della caratteristica spezzatura, posta tra la buca e il bordo inferiore. La spezzatura consta di una incisione con successiva piegatura a caldo sulla faccia interna della stessa tavola armonica, in modo da disegnare un angolo di piegatura compreso tra 5° e 15° sessagesimali. La tavola armonica è di solito decorata con disegni floreali, spesso vengono applicate decorazioni in madreperla o semplicemente dei comuni bottoni bianchi da camicia. Altri costruttori, invece, per semplificare i lavori di decorazione utilizzano dei comuni pennarelli indelebili colorati, disegnando motivi floreali o semplici fregi. Il ponticello, indispensabilmente mobile, è realizzato con legni duri, tipo bosso o acero, di solito per i modelli più sofisticati è fornito superiormente di supporto in osso, provvisto di piccoli tagli per l’alloggiamento delle corde. Detto ponticello è collocato parallelamente ed in prossimità della linea della spezzatura. La buca è decorata dalla cosiddetta rosetta, minuzioso ed accurato lavoro realizzato in cartoncino o pergamena (solo dai liutai), in genere a tre piani concentrici tenuti insieme da colle animali. Raramente suddetta rosetta è costruita con altri materiali: compensato traforato, lamierino decorato e attualmente persino da centrino inamidato realizzato all’uncinetto. L’inserimento della rosetta nella buca si pensa sia stato adottato unicamente per mascherare l’interno dello strumento, sempre poco rifinito, e non con l’intento di migliorare la funzione acustica, anche se tale ipotesi è controversa. Il manico è solitamente ricavato da legni duri: mogano o ciliegio, atti a sopportare la trazione delle corde. La tastiera, raramente presente, collocata sul manico è divisa da nove o dieci barrette di suddivisione in metallo e precisamente in ottone o rame e spesso è magistralmente decorata. La tastiera della battente giace sullo stesso piano della tavola armonica, in definitiva è mancante di gradino riscontrabile nelle attuali chitarre francesi. Tale importantissima peculiarità favorisce i rapidissimi movimenti e battute delle dita della mano destra che percuotono le corde. La paletta e il manico sono solitamente realizzate con un unico pezzo di legno, anche se soventemente i costruttori assemblano due diversi pezzi di legno con tagli ed innesti sapienti. Inoltre, le stesse palette presentano caratteristiche estetiche molto diverse tra loro, riconducibili alla fantasia dei liutai. Le meccaniche in genere sono costituite da piroli in legno duro: bosso, ciliegio, pero o acero che sono disposti perpendicolarmente alla paletta, tipico nei cordofoni barocchi e rinascimentali. Nelle attuali battenti, invece, i piroli sono sostituiti dalle classiche meccaniche utilizzate per le moderne chitarre, che offrono più sicurezza e tenuta dell’accordatura. Le corde, tutte metalliche e dello stesso spessore o di poco variabile (0,008 – 0,009 – 0,010), sono in numero di 4 o 5, singole o a cori doppi, talvolta alcune anche a cori tripli. Attualmente sono in acciaio, in passato venivano utilizzati fili di rame o di acciaio armonico e persino budello animale. Lo strumento attualmente è accordato nei seguenti modi: a) per i tipi a 5 corde, dal basso verso l’alto, MI   SI   SOL   RE   LA   b) per i tipi a 4 corde, dal basso verso l’alto, MI   SI   RE   LA. La chitarra battente è da ritenersi uno strumento non normalizzato, ossia privo di regole o convenzioni universalmente accettate dagli organologi, quindi privo di standard di riferimento, pertanto, sortisce le esigenze del singolo suonatore, che richiede al diretto costruttore determinate caratteristiche a lui congeniali e necessarie. Attualmente non esiste nemmeno una storia riconducibile ad un preciso periodo storico della nascita dello strumento, tuttavia, grazie a reperti iconografici costituiti da dipinti, stampe, sculture, statuette ecc. è stato possibile far risalire tale strumento al secolo XVII, inserendolo nel contesto della civiltà prettamente agreste, quindi tipicamente contadina. Addirittura alti storici della musica preannunciano la nascita della battente nel XIV secolo. La funzione musicale svolta da tale chitarra è prevalentemente di accompagnamento al canto e non prevede l’uso del plettro, difatti si adoperano esclusivamente tre dita della mano destra e precisamente: il pollice, l’indice e il medio (due dita nel cilento ed in altre zone), con una tecnica simile al cosiddetto rasgueado, utilizzando il gomito quale fulcro, mentre le suddette dita con un movimento fluido, continuo e rotatorio detto rutuliata strusciano sul telo delle corde, sfregando e colpendo contemporaneamente il piano armonico con le dita creando un doppio effetto armonico-percussivo detto ribbummu. La mano sinistra, invece, diteggia le corde superando raramente il quinto tasto con il mignolo, che propone abbellimenti melodici. È assolutamente escluso l’uso del barrè e preferibilmente, nella formazione degli accordi, è consigliato far vibrare la maggior parte delle corde a vuoto. I vecchi costruttori di chitarre battenti in genere hanno espletato attività non professionali, nel senso che la loro primaria occupazione non era finalizzata alla realizzazione di strumenti musicali, bensì al lavoro agricolo o artigianale, con una spiccata propensione per la falegnameria. In Campania e precisamente nel Cilento i costruttori più accreditati sono stati la stirpe dei De Luccia di Casigliano (frazione di Sessa Cilento) e della famiglia Scala di Praiano (SA), mentre i De Bonis imperavano a Bisignano, piccolo paese della Sila. Fortunatamente la costruzione della chitarra battente negli ultimi anni, forse anche per una maggiore richiesta dello strumento, si è estesa a macchia d’olio, interessando svariati liutai e/o costruttori in tutta la penisola italiana.

 

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