Le Edicole Votive di Aversa

LE  EDICOLE  VOTIVE

(Carlo Muccio)

 

Una dedizione, una reverenza, un culto, un’adorazione, una preghiera, una venerazione, un’intensa religiosità che affonda il suo concepimento e la sua procreazione in tempi remotissimi, un’attenzione che trae le sue origini dai primi insediamenti abitativi e probabilmente anche in precedenza. In tal modo definirei un’Edicola Votiva. Edicola deriva dal latino “aedicula” che si traduce in nicchia con frontone, come quelle dei “Lares compitales” poste ai crocicchi delle vie o quelle dei “Lares” protettori della famiglia. In architettura, invece, con Edicola s’intende una piccola costruzione che riproduce in ridotta scala le caratteristiche di un edificio destinato a tabernacolo, nicchia, pilone votivo o reliquario. Numerosi sono gli esempi, in arte cristiana, che raccolgono statue di santi, pissidi, reliquie sugli altari, sulle facciate di case, agli incroci di strade, in cimiteri oppure lungo vie di campagna rappresentandone pile votive. L’uomo, sin dall’inizio della sua procreazione, ha avvertito il bisogno di stabilire un rapporto con un’ “Essenza superiore”, un’ “Essere sovrastante” capace di accoglierlo sotto la propria ala protettiva e accompagnarlo nel suo lungo viaggio generazionale. A tale scopo, egli ha circondato i luoghi della sua quotidianità con immagini, icone, statue e bassorilievi di “Entità supreme”. L’inserimento di tale forma di culto avveniva, ed avviene tuttora, in luoghi di transito allo scopo di consentire a chiunque la vista con conseguente venerazione e adorazione, trasmettendone nel contempo protezione e certezza. Gli angoli delle strade, gli incroci, le piazze, i cortili e gli androni sono, appunto, i luoghi più rappresentativi di queste opere non opere. Questi tempietti, sebbene abbiano prestigio d’opera d’arte, non vanno interpretati come tale bensì quale espressione di credo religioso e/o divino. Non solo in Italia ma un po’ in ogni parte del mondo le Edicole Votive, sebbene chiamate in modo diverso, richiamano l’attenzione dei devoti che ne curano l’aspetto proteggendole da atti vandalici e dalle incurie del tempo. Detti altarini ospitano dipinti, stampe, ceramiche, statue o bassorilievi d’icone religiose, quali: Madonne o Santi. Alcuni sono abbelliti con: stucchi, lastre di marmo nobile, opere di ferro battuto e persino da pizzi e merletti pregiati; spesse volte le icone religiose sono illuminate da lampade o persino da intere serie di lampadine multicolori, altre volte, invece, sono prive di luminarie, pertanto, gli stessi devoti accendono ceri e steariche o pongono sugli stessi fiori e/o piante ornamentali. Un tempo questi tempietti potevano considerarsi una sorta di “altare del vicinato”, della piccola comunità che viveva nelle strade adiacenti. La funzione dell’Edicola Votiva, nel passato, oltre che ad un significato religioso e di protezione aveva, anche, un valore aggregante per gli abitanti delle case limitrofe. Proprio in occasione delle ricorrenze religiose, durante le quali questi altarini venivano adornati con fiori o persino con frutta, le famiglie del rione recitavano insieme le preghiere.  L’odierno vivere, con i suoi nuovi idoli con ben altre forme di protezione e di sicurezza, ha celato queste espressioni di culto facendone sparire tali singolari tradizioni. Nei quartieri più antichi dei centri storici, oramai in stato di progressivo abbandono, sempre più numerose sono le Edicole Votive che mostrano il segno del tempo, difatti la stragrande maggioranza sono abbandonate, trascurate e irrimediabilmente perdute nei loro decori e disegni. Queste caratteristiche microarchitetture, tutte diverse fra loro, dalle forme più strane, dal profilo barocco o classicheggiante, povere o ricche d’arredi, non hanno, quindi, più lo stesso valore di un tempo e non permettono più la catalizzazione. A questo punto vorrei raccontarvi una vicenda realmente accaduta, riportata, persino, nei libri di storia. Nella prima metà del ‘700 a Napoli visse un frate domenicano chiamato Padre Rocco, il quale, grazie alle numerose opere di misericordia che svolgeva, era tenuto in alta considerazione non solo dal popolo ma anche dai sovrani. Si racconta che i nobili di sera uscissero da casa scortati dai servi che illuminavano loro la strada con torce e lanterne, per scongiurare brutti incontri. Difatti, malviventi e ladri approfittando delle tenebre commettevano efferati reati ai danni di coloro che erano costretti ad uscire da casa di notte. Per porre fine a tale stato di cose, Padre Rocco, riuscì a convincere l’allora re, Carlo III, a far collocare lungo le strade cittadine svariate lampade ad olio che venivano accese di notte. Per un po’ di tempo l’andamento delle cose seguì un giusto verso, finché i manigoldi decisero di distruggere tutte le lampade d’illuminazione. L’intelligenza e l’astuzia di Padre Rocco non si arrestò davanti a tal evenienza, difatti, egli trovò una nuova soluzione al problema. Percorse tutte le strade della città facendo visita agli occupanti dei bassi più religiosi, consegnando loro un’immagine sacra raffigurante Santi o Madonne, pregando gli stessi devoti di attaccare tali icone ai muri esterni delle case prospicienti le strade e di accendervi davanti ogni sera una lampada ad olio. Questa volta i malintenzionati non distrussero le lampade, un po’ per non suscitare rimostranze da parte dei fedeli e anche perché il più incallito delinquente aveva rispetto per quelle immagini divine, alle quali si raccomandava, persino, prima di commettere un reato. Napoli divenne così più sicura e tranquilla grazie a quella rudimentale illuminazione tanto che le arterie principali e i vicoli furono popolati da numerose Edicole Votive che col tempo divennero sempre più rappresentative ed apprezzabili. Ogni Edicola tramanda una propria storia, una tradizione o una testimonianza antica. Ogni devoto ne ricorda qualcuna in particolare per un evento, una sensazione, un ricordo d’infanzia o una devozione. Le Edicole Votive o “Madonnelle” (come popolarmente sono chiamate, anche se non tutte sono di soggetto mariano) presenti in Aversa offrono un po’ tutte queste caratteristiche, difatti alcune forniscono un preciso riferimento storico come le Edicole di S. Rocco (104-105) sorte per ricordare la liberazione dal colera, rispettivamente negli anni 1910 e 1854, altre sono state erette a venerazione di devoti che hanno ricevuto una grazia o un’indulgenza come quella in onore della Madonna dell’Arco posta nell’incrocio tra Via Battisti e Corso Bersaglieri (39), o quella dedicata alla Madonna di Casaluce sita in via Isonzo (65). Molte, ancora, sono state restaurate da fedeli che ne continuano a curare l’aspetto, l’esteriorità e l’immagine e, purtroppo, molte altre sono state abbandonate alle incurie del tempo e a se stesse. Nei vicoletti del centro storico di Aversa se ne possono contare svariate di cui non si conosce neppure a quale “Entità superiore” sono state erette poiché i dipinti risultano sbiaditi o del tutto scomparsi per effetto dell’inquinamento atmosferico e delle intemperie (108–110–111–112–113–114-115) o di altre, ancora, delle quali sono state trafugate le icone (12-109). Personalmente ne ricordo una in particolare ubicata in via Vito di Jasi, presso la quale mi ci accompagnava, quando ero ancora bambino agli inizi degli anni ’60, una vecchia zia bigotta e zitellona. Non era un semplice tempietto ma un grosso affresco delle dimensioni approssimativamente di 2,00 metri di altezza per 6,00 metri di lunghezza posto su di un muro adiacente la vecchia strada ferrata della ferrovia Alifana. L’affresco rappresentava anime giacenti in Purgatorio, poste lì per purificarsi dei peccati commessi nella vita terrena nella speranza futura di varcare le soglie del Paradiso. Negli anni ’60 l’affresco già versava in pessime condizioni, ma ho ben scolpito nella mia mente i visi tristi ed angosciati delle anime che mi fissavano scongiurandomi di non commettere mai peccati! Ricordo, ancora, che molta gente vi lanciava monetine da 5, 10 e 20 lire e che nessuno rubava tali offerte, le quali venivano raccolte periodicamente da un addetto. Il muro che ospitava questa straordinaria icona divina, fu abbattuto e con esso svanì il sito di venerazione; a ricordo di tale opera, da un po’ di anni (nel 1982), è stata eretta un’Edicola Votiva raffigurante in primo piano la Madonna del Carmine che sovrasta anime in Purgatorio. Il tempietto si può ammirare attualmente presso lo spazio occupante un distributore di carburante posto nell’estrema periferia sud di via Vito di Jasi (29). Nel censimento delle Edicole Votive ho voluto inserire anche i 7 crocifissi che dominano nelle strade di Aversa; uno dei quali, ligneo, posto nel vicoletto Spirito Santo, versa in pessime condizioni, alterato dalle incurie del tempo, sebbene si scorgono, ai piedi del Cristo, vasetti con fiori freschi ed artificiali nonché ceri votivi depositati da fedeli devoti a tale icona. Svariate sono, ancora, le statue che imperano ad Aversa sempre ricolme di fiori freschi e/o piante ornamentali, curate nei minimi particolari dai devoti, i quali si soffermano presso le stesse in preghiera. Alcune Edicole, invece, insistono su strade confinanti con paesi limitrofi Aversa (Gricignano, Carinaro, Teverola, Cesa e Lusciano) anch’esse sono molto curate, assistite e sostenute. Vorrei, ancora, soffermarmi su alcuni tempietti ai quali sono state cambiate le icone votive nel corso degli anni, difatti gli stessi sono stati eretti in onore di una Madonna o di un Santo e poiché l’immagine nel corso degli anni è stata cancellata dalle intemperie, alcuni devoti hanno apposto nella nicchia vuota una nuova icona rappresentata da una nuova stampa o da una statuetta. Queste Edicole sono quelle che risultano più arrangiate e sistemate alla meglio, ma rappresentano i tempietti ai quali sono più predisposto ed affezionato poiché mi ispirano un misto di tenerezza, dolcezza, affetto, amore, premura e disponibilità, insomma un misticismo purissimo ed unico. Nel mio peregrinare alla ricerca di queste meraviglie dimenticate ho operato una constatazione: alcune di loro presentano, nella nicchia che le ospita, più icone votive, ossia i fedeli hanno inserito contemporaneamente più immagini di Santi e/o Madonne (42–56–57-67). Tale espressione potrebbe spiegarsi nel bisogno di voler rafforzare l’importanza e la potenza delle stesse Edicole, un po’ come una sorta di gioco di squadra nello specifico caso operato da Santi e Madonne. Ho censito persino alcune Edicole presenti in portoni, cortili o androni di case private, ove naturalmente mi è stato permesso l’accesso, solo allo scopo di citarne il fenomeno. Le stesse icone, come mi è stato riferito da un devoto: “sono private e personali”, a tal punto da farle apparire riservate e nell’esclusivo interesse di poche persone, insomma una sorta di protezione individuale atta a soddisfare favori o redenzione di peccati di pochi devoti eletti. La ricerca e la successiva attribuzione di un nome ad un’icona mi ha fatto intendere che, svariate volte, lo stesso devoto non ha la minima idea a quale Santo o Madonna è rivolto quell’altarino, ma lo venera, lo esalta, lo invoca e lo accudisce solo poiché trattasi di un’”Entità suprema” e questo basta ed avanza. Le varie icone le ho catalogate osservando e paragonandole ad una folta e vecchia collezione di santini in mio possesso, riconosciuti dalla Chiesa. Ho appurato, purtroppo, che numerose volte l’autore dell’affresco ha inserito una linea personale all’icona stessa, ponendo caratteristiche appartenenti a due o più “Entità”, ossia un dipinto di Madonna possiede peculiarità, contrassegni ed elementi distintivi appartenenti a più Madonne, pertanto, ho preferito catalogare quell’Edicola alla voce Madonna in genere per non incorrere in errore (81-82-83-84-85-86-87-88). Credetemi il lavoro di ricerca e la susseguente catalogazione delle Edicole Votive è stato alquanto arduo, faticoso e lungo e, qualche volta, sono stato scambiato persino per un malintenzionato, ma sono ben felice e lieto di aver portato a termine lo scopo che mi ero prefisso sin da quando ero giovinetto e che mai attuavo per mancanza di tempo. Non mi resta altro che sperare che, nell’animo degli amministratori comunali di Aversa, possa risvegliarsi la voglia, il desiderio e la passione di un radicale lavoro di ripristino architettonico di questo prezioso ed unico bene pubblico. Gradirei, insomma, che fosse stanziato o raccolto abbastanza denaro da riattare e svecchiare questo importante patrimonio che la comunità cittadina dovrebbe imparare ad apprezzare e considerare con più rispetto ed interesse, sia dal punto di vista artistico che culturale e sociale e, … perché no, poiché svolgo un lavoro inerente potrei occuparmi personalmente della direzione di tutti i lavori di restauro che abbisognano.

Aversa 21-10-05

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